L’HARA (letteralmente ventre) è il luogo della connessione dell’uomo con le forze primordiali della Grande Vita che in lui si manifesta fin dalla nascita.
In genere con lo sviluppo dell’autocoscienza tale connessione va perduta man mano che l’uomo si appoggia sempre più al proprio “io”.
Nella regione del ventre ha sede il TANDEN, situato in profondità quattro dita circa sotto l’ombelico. Questo punto è considerato il baricentro psico-fisico-spirituale dell’uomo.
Il KI è l’energia addominale, irradiante e concentrata nell’HARA, ed è la sorgente unificata dalla quale scaturisce. Questa energia è conosciuta da secoli in India come Prana, in Cina come Chi e in Giappone come Ki. E’ stata chiamato il respiro della vita.
Questa energia, posseduta da tutti, ma sviluppata da pochissimi, è difficile da definire nelle lingue occidentali in quanto mancano non solo i vocaboli, ma anche i concetti per poter tradurre correttamente dalle lingue orientali.
La mente e il corpo non rappresentano entità separate che possono raggiungere la loro pienezza per vie divergenti, ma soltanto aspetti diversi di un fenomeno unico ed indivisibile.
La ricerca, lo sviluppo e il mantenimento di questa funzione armoniosa dei due aspetti della personalità umana è lo scopo primario da prefiggersi con la pratica disciplinata e costante di un’arte marziale.
La parola che indica il KI, in differenti culture, solitamente, ha i due significati di respiro e spirito, collegando il materiale e l’immateriale.
La parola latina spiritus significa anche “respiro”, collegamento presente ancora nei termini inglesi empire e inspire. In greco la parola è neuma, in polinesiano mana, in ebraico ruach.
Sovente si sente dire in vari ambienti e contesti “…petto in fuori, ventre in dentro…” è una postura senza dubbio esteticamente corretta, ma secondo il principio delle arti marziali è assolutamente errata.
Il centro di gravità viene spostato verso l’alto e la parte mediana esclusa. Un simile avversario sarà il più facile da abbattere perché, nonostante l’apparente imponenza, sarà rigido, lento e prevedibile nei suoi movimenti, ma soprattutto incapace di evitare i nostri.
L’orientale riposa nel cosiddetto rilassamento eretto, anche in piedi le spalle sono rilassate e basse, il ventre lasciato libero in fuori aiuta ad allineare la colonna vertebrale, le ginocchia leggermente divaricate e flesse e soprattutto la coscienza del centro permettono un atteggiamento fisico e spirituale diritto, stabile e raccolto.
Il termine rilassato può dar luogo ad equivoci e non va interpretato come debole, ma si riferisce ad una condizione muscolare flessibile e priva di tensioni paralizzanti, simile a quella dei felini (che di certo non stanno eretti e rigidi…), che possono passare dall’abbandono totale all’attività più frenetica in una frazione di secondo.
La centralizzazione addominale è inizialmente conscia, forzata e difficile da acquisire. Con la pratica costante diverrà sempre più inconscia, automatica, istintiva fino a quando non sarà più necessario sforzarsi. Gli effetti sono rappresentati da una chiarezza di percezione sorprendente.
La concentrazione nella cultura giapponese è una sorta di esplosione nel corso della quale si produce uno spostamento di frontiera tra conscio ed inconscio.
Esistono degli esercizi per aiutare ad assumere la giusta postura nella pratica delle arti marziali: stando diritti, lasciare cadere le spalle e liberare il basso ventre immettendovi una certa forza.
In principio può essere utile chiudere gli occhi e, restando immobili, respirare e si dovrà sentire scogliere tutte le tensioni ed in particolare ascoltare il respiro.
Gli errori più frequenti sono il non lasciare le spalle rilassate, ma tirarle giù oppure gonfiare il ventre invece di lasciarlo andare liberamente.
Quando si applica in modo corretto la schiena si incava in avanti e il bassoventre sporge leggermente.
Altro errore da non commettere è il tendere insieme al basso ventre, la regione dello stomaco.
Si deve invece fare in modo che tutto ciò che è situato sopra l’ombelico resti disteso.
La postura acquisterà, infine, la giusta stabilità quando si riuscirà ad eseguire l’esercizio non solo in termini corporei, ma rilasciando anche l’IO che tende il nostro corpo.
La respirazione è ovviamente fondamentale in questa pratica e viene eseguita ampliando le due fasi usuali: l’inalazione avviene restringendo il flusso di aria attraverso le narici, per prolungarne l’incanalamento nei polmoni, senza affrettarsi o contrarsi, espandendo l’addome.
L’aria viene trattenuta per un breve periodo e poi diretta all’esterno con la stessa calma e controllo. L’espirazione avviene attraverso la bocca a ritmo continuo, prolungato, senza alcun sforzo e lasciando che le cavità addominali e toraciche si rilassino.
Gli esercizi di respirazione vanno effettuati con una inspirazione più lunga possibile senza causare tensioni. Immaginiamo di inspirare energia e non aria dal terreno attraverso i piedi, passiamo poi alle caviglie, alle ginocchia, risalendo fino alla cima della testa. Poi espiriamo lentamente e in modo continuo in maniera tale da restituire l’energia al suolo che ce l’ha donata instaurando così un rapporto biunivoco tra noi e la Natura.
Il rilassamento del corpo non può essere realizzato senza la distensione dello spirito, la tradizione trasmette numerosi metodi per realizzare la tranquillità dello spirito, tutti prevedono la posizione inginocchiata SEIZA.
E’ necessario un rigoroso allenamento della forma corretta per acquisire un buon equilibrio e, quindi, un elevato grado di stabilità curando l’armonia dei movimenti di ogni parte del corpo.
Il JUTSUKA deve evitare di offrire aperture e nello steso tempo essere pronto per un attacco.
La potenza dell’energia (KIME) di una tecnica deriva dall’applicazione della massima forza possibile al momento dell’impatto, e questo dipende a sua volta dalla velocità con cui le tecniche vengono eseguite.
Per quanto sia importante la velocità, essa non può raggiungere l’efficacia senza il controllo.
La potenza deve partire da zero, arrivare a
L’esecuzione di tecniche da parte di un Maestro di Jiu Jitsu non è soltanto potente, ma è anche precisa, ritmica ed armoniosa.
Le anche sono fondamentali perché si trovano al centro del corpo umano, e il loro movimento gioca un ruolo fondamentale nell’esecuzione di moltissime tecniche di Jiu Jitsu.
Si tratta di un’onda d’urto che, partendo dall’anca, centro di forza vitale, provoca il movimento della gamba o del braccio e permette di trasmette l’energia senza che intervenga la forza muscolare.